Il mercato non ha ancora percepito il pericolo? Le istituzioni avvertono: la Federal Reserve, l'economia statunitense e il mercato azionario stanno sottovalutando l'impatto dello shock iraniano
Aurora Research ritiene che, almeno fino ad ora, l'economia statunitense, il mercato azionario americano e la Federal Reserve abbiano agito come se la guerra in Iran non abbia avuto alcun impatto significativo.
Dimitris Valatsas, fondatore di Aurora Macro Strategies, afferma senza mezzi termini: “Ritengo ancora che la Federal Reserve abbia sbagliato la valutazione; quest’anno dovranno aumentare i tassi di interesse, ma ancora non se ne rendono conto.”
Secondo Valatsas, negli ultimi cinque anni, la Federal Reserve non è mai riuscita a raggiungere l’obiettivo del 2% di inflazione, e l'attuale tendenza è chiaramente quella di “proseguire verso l’alto e continuare a discostarsi.” Prevede che l’indice dei prezzi al consumo (CPI) che sarà pubblicato questo venerdì mostrerà che l’inflazione sta rapidamente avvicinandosi al 3,5%.
Valatsas è particolarmente sorpreso dalla calma delle dichiarazioni dei funzionari della Federal Reserve. Sia il presidente della Federal Reserve Powell che il presidente della Federal Reserve di New York Williams, nelle loro recenti dichiarazioni, non sembrano affatto preoccupati per i potenziali effetti di spillover della guerra in Iran. Valatsas sottolinea che il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti è salito a 4,10 dollari al gallone, in aumento di circa un terzo rispetto al mese scorso, ma questo non sembra aver modificato significativamente le valutazioni dei funzionari.
Ha menzionato in particolare che Williams ha affermato che l’effetto inflazionistico dovuto allo shock dei prezzi del petrolio “si prevede sarà parzialmente invertito più avanti quest’anno”, a condizione che “i prezzi del petrolio calino dopo la fine delle ostilità”. Su questo punto, Valatsas ha ironizzato: “Anche per gli economisti, questa è una serie di ipotesi piuttosto audaci.”
Secondo lui, non solo la Federal Reserve ha sottovalutato le conseguenze di questo conflitto, ma anche l’economia statunitense e i mercati dei capitali hanno fatto altrettanto.
Valatsas osserva che negli Stati Uniti in marzo sono stati creati 178.000 nuovi posti di lavoro, il tasso di disoccupazione è sceso al 4,3% e il salario medio è aumentato del 3,5% su base annua. Questi dati mostrano che il mercato del lavoro americano “praticamente non è stato turbato dagli sviluppi nel Medio Oriente.”
Nel frattempo, anche l’ultimo rapporto mensile dell’Institute for Supply Management (ISM) mostra che il settore manifatturiero è ancora “in salute e in continua espansione” e l’attività economica generale rimane robusta. Valatsas dunque ritiene che l’economia americana “non si sia quasi accorta che è in corso una crisi del petrolio.”
Non solo, anche la reazione dei mercati finanziari appare sorprendentemente tranquilla.
La settimana scorsa, nonostante l’instabilità geopolitica, il mercato azionario americano ha registrato un aumento dell’1,6%, anche quello europeo è salito, mentre i rendimenti dei Treasury USA sono diminuiti. Valatsas sottolinea che i mercati azionari di Gran Bretagna e Giappone hanno continuato a salire anche nel 2026, sebbene proprio questi due mercati si trovino in prima linea per gli shock economici della guerra in Iran dati lo stato fiscale fragile e l’alta dipendenza dalle risorse energetiche esterne.
Secondo Aurora, la calma attuale del mercato deve affrontare due rischi chiave: un’espansione dell’area dei bombardamenti e una crescita della possibilità di coinvolgimento diretto di truppe di terra. Questi fattori potrebbero rapidamente rompere la compostezza e l’autocompiacimento attuale del mercato.
Aurora prevede che la “linea rossa” iraniana diventerà ancora più rigida; allo stesso tempo, Trump dovrà ottenere un risultato che preservi la faccia prima delle elezioni di metà mandato di novembre.
Dunque, Aurora avverte che tutti i principali scenari possibili in relazione alla situazione attuale “implicano rischi significativi al ribasso.”
Esclusione di responsabilità: il contenuto di questo articolo riflette esclusivamente l’opinione dell’autore e non rappresenta in alcun modo la piattaforma. Questo articolo non deve essere utilizzato come riferimento per prendere decisioni di investimento.
Ti potrebbe interessare anche
Crollo notturno dei mercati azionari USA: una tempesta riflessiva innescata da una fuga di 100 miliardi di dollari
Un'ondata di pressioni di vendita meccaniche da centinaia di miliardi di dollari ha scatenato una "corsa anticipata" a Wall Street; tuttavia, questi fondi intelligenti si sono invece trasformati nei promotori di una vera e propria fuga precipitosa: il Nasdaq è sceso del 6,4% in un solo giorno, i semiconduttori hanno subito un crollo del 12%, e il trading "dumbbell" tra AI ed energia, considerato "il migliore dell'anno", è andato in frantumi in 48 ore. Ancora più pericoloso è il fatto che le pressioni di vendita ritardate stanno per arrivare. Questa tempesta di riflessività mostra che, quando tutti conoscono lo stesso copione e lo seguono simultaneamente, il copione stesso perde efficacia.
Le elezioni di medio termine causano turbolenze e crollo nelle azioni USA! Le aspettative rialziste di Wall Street sono smentite, la pressione di vendita potrebbe persistere nel breve termine.
Per diverse settimane, i principali istituti di trading di Wall Street hanno affermato che, dopo la fine delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, il rialzo del mercato azionario sarebbe ripreso. Tuttavia, la performance del mercato di giovedì ha segnato un drammatico ribaltamento di questa previsione.
Bernstein commenta il bilancio del terzo trimestre di Datadog(DDOG.US): risultati solidi, ma le previsioni "non abbastanza sorprendenti", riviste al ribasso le aspettative di ricavi per il settore AI.
Bernstein ha abbassato il prezzo obiettivo di Datadog da 350 dollari a 273 dollari, ma ha mantenuto il rating "outperform".
S&P evapora 2,8 trilioni in un solo giorno, BTIG avverte: questo non è il fondo, la vera vendita sta appena iniziando
Il chief technical strategist di BTIG, Krinsky, avverte che il forte calo di ieri del mercato azionario statunitense non rappresenta un punto di minimo, ma solo l’inizio. Quasi il 70% dei componenti dello S&P 500 rimane ancora sopra la media mobile a 200 giorni, e l’alto livello degli indicatori di ampiezza suggerisce che la fase di vendita è ben lontana dall’essere conclusa. Se anche i “settori difensivi” come sanità e consumi essenziali dovessero iniziare a scendere, solo allora si verificherebbe una vera caduta generale. L’S&P 500 potrebbe così puntare direttamente a quota 7000.
